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Zero vs Zero, che poi non è finita 0 a 0

30 Giugno 2017
|| Categoria: Zero Life

Modica, 29 giugno, ore 20.30, afa, davvero tanta afa. Fari accesi e prato ben bagnato per l’occasione: l’Airone Sport Club si è fatto bello per il primo vero big match del 2017 tra i nostri (presunti) calcianti zerini, che, di calcio, a quanto pare, ne sanno effettivamente meno di zero.

In campo nuove facce e vecchie glorie, ma soprattutto tanto entusiasmo e trepidazione in vista del fischio d’inizio. Un classico 6 contro 6, casacca bianca contro casacca nera, in palio solo l’onore della vittoria.

Da un lato, in maglia bianca Riccardo Occhipinti, Peppe Camagna, Ciccio Lucifora, i nuovi innesti Orazio Cannizzaro e Gianni Occhipinti insieme all’ex zerino Marco Pitino. In completo nero, Matteo Durante, i due Daniele, Agosta e Scifo, Stefano Agosta, Enrico Ortisi e Giovannino Rizza. Foto di rito, qualche leggero sfottò per stemperare la tensione del momento e poi, pronti-via, palla a metà campo per il calcio d’inizio.

Partenza a razzo per il team di bianco vestito, che dimostra sin dalle prime battute idee chiare, ottime geometrie e una certa buona dose di amalgama, nonostante le new entry. Sopra di tre reti già al decimo del primo tempo: tiki taka fluido, colpi di classe e momenti di sorprendente calcio champagne. Gli scuri, visibilmente appesantiti e sulle gambe, sembrano accusare il colpo senza riuscire ad opporre un’efficace resistenza. Al quindicesimo però arriva la svolta: uno spettacolare goal da parte dei calcianti in maglia nera riapre le sorti della partita e il gruppo guidato dalla lucidità di un infaticabile Stefano Agosta riagguanta in pochi minuti un pareggio inaspettato e si porta, addirittura, in vantaggio.

A metà gara le due squadre si affrontano ormai a viso aperto, con verticalizzazioni, sprazzi di pura fantasia, ripartenze veloci ed errori grossolani da una parte e dall’altra. È partita vera, ritmi alti, giocate generose, entrate dure, ma pur sempre entro i limiti della correttezza: entrambe le compagini avranno tuttavia qualcosa da recriminare in fatto di decisioni arbitrali dopo il triplice fischio finale. Risultato finale di 7 a 6 per gli zerini in maglia bianca che, di fatto, hanno saputo gestire al meglio le energie sulla lunga distanza, sebbene qualche sbavatura di troppo in fase difensiva. I ragazzi in nero escono comunque a testa alta dal confronto in terra modicana: il gruppo capitanato dal veterano Matteo Durante si dichiara già pronto al prossimo confronto, che, stando a quanto si è potuto apprezzare oggi sul terreno di gioco, si preannuncia caldo e dall’esito decisamente incerto.

E per la felicità dei nostri cari amici lettori, ecco a voi il tanto atteso pagellone pepato firmato GM Durante:

Neri

Giovannino Rizza: prestazione di sostanza. Gravita tra la porta e la fascia sinistra, anche se mostra di stare più a suo agio giocando a “fare il marine” in giro per l'Italia. A sua discolpa, gli scarpini. Che in realtà sono scarponi chiodati da trekking. Da terzino si lascia bere con troppa facilità persino da Lucifora; come portiere dice di no per ben tre volte ai tentativi degli Occhipinti ma prende il gol decisivo, alla Donnarumma, su un tiro loffio e beffardo. Generoso (con tutti, avversari compresi)

Enrico Ortisi: presidia la fascia destra da par suo, alla continua ricerca della giocata. Buon fiato, buon tocco, duro ma sempre gentile nei contrasti, sparacchia alte due palle che avrebbero meritato miglior fortuna e trova il gol affidandosi, da buon viaggiatore del web, alla serendipità e confidando nelle mani saponetta del portiere avversario. Sorprendente

Daniele Agosta: nei 60 minuti all'Airone mostra grandi potenzialità, di fiato e di palleggio, ma spesso preferisce riposare, limitandosi a stare in porta. Sulla sinistra si destreggia alla grande, con tre incursioni che lasciano il segno. Da centrale difensivo riesce a fare da firewall contro gli attacchi virus di Camagna e Lucifora. Ha un grande futuro alle spalle. Voi vorreste ma io non posso

Stefano Agosta: alla vigilia dei suoi 29 anni, di fatto gioca come se si stesse riscaldando in vista della partita delle 22.30. Domina in lungo e in largo col suo strapotere tecnico e fisico (e ci mancherebbe, vista l’età). Organizza la difesa e spinge pure in attacco, spesso non capito da Durante, a causa della diversa velocità dei due motori. Dalla castagna potente e dal colpo di testa preciso, disegna per il campo traiettorie che sembrano etichette. Omnipresente

Matteo Durante: alla vigilia dei 45 anni, fa l’elastico (ma è poco elastico) tra attacco e centrocampo, tra il finto nueve e il quasi dieci. Gli esce una prestazione da 5,5. 5,5 come le ore che i suoi piedi e le sue caviglie hanno poi trascorso immersi nel ghiaccio. Qualche sgroppata, qualche lancio e qualche assist preciso: troppo poco. Cerca di mettere ordine a centrocampo ma spesso si guarda intorno come fanno i nonni con i nipotini: invidiandoli. Ex calciatore

Daniele Scifo: tre gol (uno su rigore), tanti scatti, grinta e creatività da vendere. E se non avesse i pantaloncini come mutandoni della nonna, sarebbe ancora più decisivo. Per riprendere fiato, ogni tanto, si rintana tra i pali, ma è dalla metà campo in su che dà il meglio. Di gran fattura il gol al volo, in girata, pressato da due avversari. Mette piede (e bocca) in ogni azione pericolosa, anche se qualche volta non vede i compagni liberi intorno. Accelerato

Bianchi

Peppe Camagna: inizia con un gran gol (sinistro incrociato sul palo opposto) e con qualche scivolata plastica a uso e consumo esclusivo del pubblico (inesistente) e delle telecamere (del buon Savarino). Sulla fascia ricorda lontanamente un po’ Centofanti e un po’ Moriero e con le spalle alla porta si destreggia bene, facendo sponda; ma è in porta che va un po’ peggio: si lascia uccellare da un tiro innocuo di Ortisi. Insomma, alti e bassi. Emblema dell’interista

Riccardo Occhipinti: asciutto (come il suo fisico), essenziale (da buon commerciale), geometrico. Gioca indifferentemente come ultimo uomo e come regista a centrocampo. Ai suoi ordini, nei primi 10 minuti, la squadra va sul 3-0 poi cala e la squadra pare si imbarchi. Gran gol sotto la traversa (anche se ha ammesso di aver calciato chiudendo gli occhi). Dispensa lanci con generosità, come fossero contratti o cioccolatini, ma non sempre i compagni colgono l’occasione. Metronomo

Gianni Occhipinti: unico straniero in campo, offre una prestazione che vale tutti i km fatti per tornare a Ragusa. Piedi raffinati ma non troppo fiato: ricorda il Beccalossi dei bei tempi. Da incorniciare uno stop di petto e girata al volo che si stampa sul palo avversario. Cala alla distanza e spesso cade (più per la stanchezza che per le irregolarità avversarie) invocando, invano, rigori o falli inesistenti. La classe non è acqua (ma un buon boccale di birra)

Ciccio Lucifora: i baffetti alla Zaccarelli, la leggerezza alla George Best: ops, scusate, pensavo non stessimo parlando di Lucifora… Che con le sue gambette da milanese in vacanza non gli dareste 10 centesimi e invece lui al pallone dà del tu, come fa con i suoi amici manichini. Tenta, con successo, qualche dribbling (sull’incolpevole Rizza soprattutto) e pure qualche buon tiro. Avesse il fisico potrebbe… vabbè, potrebbe. Non si sa cosa, ma potrebbe. Funambolico

Orazio Cannizzaro: non straniero ma oriundo di Frigintini, ha le movenze del perfetto centrale difensivo. Solo le movenze? Nooooooooooo. Anche il palleggio con entrambi i piedi è buono, anche se commette qualche sbavatura nei rinvii e nelle ripartenze e patisce le scorribande e il pressing asfissiante di Scifo. Alla fine se la cava con una prestazione pulita, corretta: onesta. A soli 28 anni è il centrale della compagine zerina di domani. Futuribile

Marco Pitino: fisico possente, corsa continua, ma piedi poco sensibili. Dà il meglio di sé in copertura o francobollando gli attaccanti, meno quando c’è da impostare. Spettacolari, per franchezza e ruvidità, i contrasti a tutto campo con Agosta S. La giovane età lo sostiene fino alla fine, ma gli difettano esperienza e lucidità, soprattutto quando si incaponisce in qualche dribbling di troppo, invece di passare il pallone al lamentoso Lucifora. Quindi va perdonato. Statuario

E infine, menzione d’onore, e d’amore, per il semprepresente Emanuele Savarino. Perché, nei fatti, ha corso più di tutti, con la telecamera in mano. Il caldo, le zanzare, la prospettiva di una serata piccante a casa, le oscenità mostrate dai 12 “giocatori” non lo hanno fermato. E come sempre, quando c’è di mezzo “la maglia” di Zero, lui ha detto presente. Mostrando a tutti con che stile, dedizione e passione la si possa indossare.

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